L'esistenza umana secondo i Node - Intervista





di Sisco Montalto -  Atmosfere tese e cupe nel nuovo disco dei Node. Del resto, se il tema intorno al quale tutto si sviluppa è la condizione umana e i disagi che questa molte volte comporta, è quasi naturale che le sonorità ne risentano.

Human Machine, sembra il titolo di un album heavy metal degli anni 80; in effetti tra i vari generi che i Node attraversano, c'è molto degli anni 80, in particolare si sente forte l'influenza di certa new wave dalle sfumature sintetizzate, a tratti punk/industrial.

La cosa fondamentale però, in Human Machine, sono i contenuti di sostanza...Così ho voluto saperne di più..

- Come nasce il progetto Node?
"Il progetto nasce un po' per scherzo, per la curiosità di provare a sperimentare qualcosa di diverso, suonare e comporre musica usando strumenti elettronici non convenzionali, auto costruiti e sviluppare software musicale autonomamente, unendo il tutto a strumenti tipici, chitarra, basso, batteria e provando a creare un crossover totale di generi.

Inizialmente il tutto era suonato da due persone, io (Lubvic) e Kamoto, successivamente, le difficoltà di riprodurre dal vivo ciò che si componeva in studio ci hanno spinto a cercare altri musicisti che, come accade spesso nella musica, sono diventati prima di tutto amici.
Attualmente la formazione comprende me e Kamoto, rispettivamente chitarra e basso, Pasquale Tarricone ai synth, Andrea Vinti alla batteria e Luigi di Maio ai campionatori e software vari."

- L’ultimo disco è abbastanza cupo. Quanto c'è di autobiografico in questo lavoro?
"A differenza del lavoro precedente, questo disco è nato da un periodo molto complicato mio (Lubvic) ed è totalmente autobiografico in quanto ogni testo racconta stati d’animo personali o si rivolge ad una persona che ha rappresentato molto nella mia vita.
Il reale desiderio alla base di questo disco era di trovare le risposte a molte domande interiori, ma è possibile ascoltare i testi traslandoli su scala generale, dopo tutto sono risposte che cerchiamo un po tutti."

- Il messaggio che arriva dai brani è comunque di riflessione e non afflizione…
"Il messaggio che ho cercato di dare è sempre di speranza in ogni circostanza, come ho anticipato prima, il disco è rivolto ad una persona ed ho cercato di comunicare a questa persona la stessa speranza che ho da sempre provato io, perchè è possibile vedere il mondo continuamente da prospettive diverse, trovando qualcosa di bello in cui credere.
La musica molto spesso fa da contraltare ai testi più cupi, cercando di far arrivare un messaggio totalmente contrapposto a chi ascolta, un mesaggio allegro, affidato a ritmiche ballabili, a fraseggi scanzonati ed armonie spesso molto aperte."


- L’idea di mescolare tanti generi diversi, viene dai vostri diversi background o da qualche altro motivo? 
"Inserire nella propria musica elementi di ciò che ci ha formato negli anni è una cosa naturale, credo imprescindibile, ciò che ascoltiamo e ci piace è spesso ciò che vorremmo fare ed a volte facciamo. E' però innegabile che per quanto ci sia una componente estremamente spontanea nei generi utilizzati nelle composizioni, c’è anche un po di ricerca fatta “a tavolino” per il puro gusto di sperimentare, come in un ipotetico laboratorio, le combinazioni più disparate."

- L'esigenza di raccontare e di riflettere attraverso la musica, è per voi anche un modo di purificazione, di sfogo o di semplice presa di coscienza della realtà?
"Credo che ogni forma d’arte sia l’espressione dell’animo di chi la crea, l’arte è un bisogno personale, chi vive nell’arte e produce arte lo fa prima di tutto per sè stesso, è il proprio modo di parlare con il mondo e di far conoscere gli aspetti più nascosti della nostra personalità agli altri.
Ovviamente è un’importante valvola di sfogo per tutti noi, un modo di evadere dalla routine di tutti i giorni. 
La presa di coscienza porta alla creazione e la creazione al bisogno di comunicare con il prossimo, la riproduzione della propria arte in pubblico è il mezzo che abbiamo per comunicare."

- C'è in questo disco anche un tentativo di voler dare grande importanza ai testi oltre che alla musica, creando una sorta di prodotto cantautorale?
"I testi sono fondamentali in questo disco, vanno di pari passo con le musiche, ascoltare un brano senza capirne il testo può essere un’esperienza a metà in quanto la canzone non può prescindere da uno dei due elementi.
Non credo che questa profondità delle liriche porti verso i confini del cantautorato, il cantautorato  lo vedo come un genere musicale molto diverso, nei testi e nella musica, sono convinto che si possa parlare di musica pop adulta, con sfondi di riflessione, che impegna la testa oltre un superficiale ascolto."

Prossime tappe dei Node?
"Creare.
Continuiamo a creare ciò che sentiamo, dalla musica ai video per supportare visivamente ciò che facciamo.
é già in atto la composizione del quarto disco, cercando di mantenere la promessa fatta a noi stessi di far uscire ogni anno un prodotto.
Attualmente stiamo cercando di chiudeer quante più date possibile per i live, in modo da poter far ascoltare dal vivo a quante più persone la nostra musica, il contatto con la gente è fondamentale, la risposta che abbiamo dal pubblico ci fa aggiustare il tiro, molto spesso, di ciò che facciamo."

















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